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Collana con croce Ankh in argento

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Collana in argento 925
Maglia da 8 mm
Lunghezza 45 cm

Occupazione:

La croce Ankh, nota anche come croce Ansada, è uno dei simboli più importanti presenti nei templi dell’Antico Egitto. Oggi è una sorta di emblema per alcuni movimenti mistici, oltre a essere considerato un potente amuleto che dà accesso a poteri di altri mondi.
La croce di Anhk appare incisa sulle colonne di quasi tutti i templi egiziani, oltre che sugli obelischi e sulle pareti delle tombe. Le scene dipinte raffigurano spesso un dio che porge l’Ankh, o chiave della vita, al faraone. Un esempio è la tomba di Amenhotep II, dove si può vedere l’Ankh donato al re dal dio Osiride. Insieme all’occhio di Horus e allo scarabeo, la croce incrociata costituiva la trilogia di amuleti più caratteristica dell’antico Egitto.
L’immagine di questa croce è simile a quella della croce cristiana; la grande differenza è nella parte superiore, con un anello o un’ala di forma ovale. Gli Egizi consideravano questa croce il simbolo della vita, uno dei principali attributi della dea Iside, capace di restituire la vita al marito e fratello Osiride. Tuttavia, la maggior parte degli dei, in quanto immortali, lo usava. Come abbiamo già detto, sono innumerevoli le incisioni e le sculture in cui appare un dio o una dea con una croce in mano, che si avvicina a qualcuno che sta per passare dall’altra parte del Nilo, cioè a qualcuno prossimo alla morte. Con questo gesto, il portatore della croce forniva il nutrimento della vita all’altro, che a sua volta lo riceveva attraverso il suo respiro, potendo così compiere il suo viaggio. È la Vita (con la maiuscola) che non finisce con la morte, quella che risorge e continua. Ecco perché veniva offerto ai faraoni: perché la loro visione della vita e della morte prevalesse per tutta la durata del loro mandato, anche in caso di malattie o contrattempi. Per questo si dice che, come amuleto, l’Anhk favorisca la longevità e la saggezza di chi ha vissuto molte vite.
La forma dell’Anhk è simile al simbolo di Venere o Afrodite, un simbolo ancora oggi utilizzato per indicare il genere femminile. Significa pace e amore e anche fertilità. È associato al desiderio, alla bellezza, alla dolcezza e alla gioia femminile. Questa dea della bellezza e della grazia occupava un posto di rilievo nell’Olimpo greco. Secondo Esiodo (poeta greco), nacque dal mare quando Crono mutilò suo padre, Urano. Il bottino della virilità di quest’ultimo galleggiò a lungo sulle acque, producendo una schiuma da cui nacque una vergine: Afrodite Anadiomena. La fanciulla raggiunse prima l’isola di Vitera, poi Cipro, sempre circondata dalle onde; lì la venerata e bellissima dea si gettò a terra. Ebbe relazioni amorose con dèi e uomini, con Marte, il dio della guerra, ed ebbe due figli: Cupido o Eros, il dio dell’amore, e Anteros, il dio del controamore.
La Venere di Milo, splendidamente cesellata e conosciuta in ogni angolo del mondo, è ancora oggi considerata l’essenza della femminilità, perché la donna non solo si muove, ma attrae, ispira e provoca.Venere e la Terra hanno dimensioni, massa, volume e densità simili. Entrambe si sono formate più o meno nello stesso periodo e si sono condensate dalla stessa nebulosa. Quando i due pianeti sono più vicini, Venere gira sempre la faccia verso la Terra. Astrologicamente, il pianeta Venere è rappresentato come uno specchio. Si ritiene che, in certi momenti, Venere funga cosmicamente da specchio per gli abitanti del pianeta Terra.
Sebbene esistano molte teorie su questo pianeta, la verità è che Venere significa sempre energia Yin o femminile, essendo il pianeta dell’amore e dell’armonia e la sua influenza è morbida e armoniosa, mentre quella del Sole è dinamica e attiva.
Per quanto riguarda il simbolo di Venere, è noto a tutti e la sua somiglianza con la forma della croce di Anhk è indiscutibile. Alcuni sostengono addirittura che la Croce Ansada o Croce Egizia sia il simbolo di Venere, la dea dell’amore. Antico di circa 150.000 anni, rappresenta la resurrezione dello spirito, che fugge dalla sua prigione chiamata materia. È il trionfo della vita sulla morte, dello spirito sulla materia. Proprio per questo la maggior parte dell’umanità guarda a questo simbolo per trovare la forza e la luce di cui ha bisogno per orientarsi nel mondo spirituale, rendendosi conto e accettando che siamo esseri spirituali che vivono un processo umano.

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